Concetta Guarino membro SLPcf e AMP

Scultore: Giuliano Giuliani

In vista del XX Convegno della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi lavoriamo sul tema dell’entrata in analisi e i suoi preliminari e in particolare stasera sulla Posizione soggettiva all’entrata in analisi.[1]

Per dire qualche parola rispetto a questo riprenderò dei punti del testo di Miller “L’inizio delle analisi” contenuto nei “Paradigmi del Godimento”.

“Perché un’analisi cominci” ci dice Miller “occorre che il soggetto incontri qualcosa al cui proposito si domanda “Cosa vuol dire?”.[2] Cosa intende Miller, quando sottolinea questo passaggio essenziale: un soggetto ad un certo punto incontra qualcosa e si domanda: cosa vuol dire? Cerchiamo di capire il primo passaggio “ il soggetto incontra qualcosa”, nel testo “Clinica sotto transfert” Miller ci dice “di solito l’ingresso in analisi si giustifica perché vacilla il tran tran in cui si mantiene la realtà quotidiana del soggetto;… può essere l’inciampo costituito da un desiderio che eccede i limiti abituali, gli intoppi di una carriera professionale, la morte in un’esistenza incurante […] vi è insomma un incontro con il reale”.[3] E questo qualcosa che incontra “connota invariabilmente un attacco contro la sicurezza che il soggetto riceve dal fantasma, che costituisce la matrice di ogni significazione a cui egli ha accesso d’ordinario”[4], qualcosa quindi della significazione che per il soggetto fino a quel momento aveva un aggancio con un significato riceve uno scossone tale per cui alla significazione non si aggancia più un certo significato e per il soggetto emerge dunque la questione. Innanzitutto Miller ci chiarisce subito che questo qualcosa è dell’ordine del significante per il semplice fatto che la domanda che ci si pone è “che cosa significa?” e più nello specifico questo significante è definito significante del transfert ovvero un significante specifico, singolare che, è importante chiarirlo, può essere qualsiasi cosa ma ovviamente qualcosa che per il soggetto conti, sia importante.

Per trovare una risposta il soggetto compie due passaggi: il primo è non è da solo che riuscirò a leggere questo e il secondo è che per poterlo leggere deve essere articolato ad un altro significante, l’analista. Il soggetto in qualche modo ha già interpretato il suo sintomo e gli ha dato un significato d’inconscio, Miller scrive: “il colpo di forza di Lacan nella psicoanalisi è stato di formulare che il transfert è l’interpretazione, in quanto dà un significato d’inconscio a tale significante“[5].

L’analista non è come il significante del transfert, specifico, singolare. Può essere uno qualunque, uno tra gli altri.

Uno qualunque a cui si pone una domanda. Un altro punto su cui soffermarci, ci dice Miller, rispetto a come iniziano le analisi è a proposito della domanda, cerchiamo di capire in che modo però perché quando c’è la domanda è già presente il transfert, cito:” Potremmo sviluppare questo, quindi: come iniziano le analisi? Le analisi cominciano con la domanda, il transfert è un effetto della domanda e potremmo dire che quando vi è domanda vi è transfert. Ma Lacan ha riformulato un’altra condizione, una condizione simbolica del transfert molto più potente e radicale teoricamente, che ha chiamato: il soggetto supposto sapere.”[6]

A questo punto ricordiamo e riprendiamo alcuni passaggi di Freud rispetto al concetto di transfert.

Per Freud il concetto di transfert implica la ripetizione di un rapporto precedente che ha a che fare con il complesso edipico e nel transfert c’è una riattivazione di questi fenomeni che però sono di ordine suggestivo, Miller ci ricorda che per Freud: “l’emergenza del transfert è dovuta a uno spostamento sulla persona dell’analista, di un insieme di sentimenti che investivano originariamente i personaggi fondamentali della storia del paziente e fondamentalmente i genitori“[7],  questo per Freud apportava una serie di vantaggi nella cura tanto che l’emergere del transfert diventa la conditio sine qua non per poter intraprendere il percorso e poter essere nella posizione di poter fare delle interpretazioni al paziente. Inizialmente Freud non aveva previsto il transfert, l’analisi era un percorso di decifrazione, di lettura dell’inconscio in cui l’analista guidava il paziente, solo ad un certo punto Freud si accorge che l’analista è investito da questa libido, e solo l’adozione dell’analista da parte dell’analizzante conferisce all’analista quella certa autorevolezza che permette che le sue parole abbiano un certo effetto sul paziente.

Per Lacan il fulcro del transfert è il soggetto supposto sapere. Questo emergere del soggetto supposto sapere è essenziale e Miller ci dice “con il soggetto supposto sapere si mette l’accento sul modo di dire e si fonda l’analisi non sulla ripetizione libidica ma sul rapporto del soggetto con la parola”[8].

Quindi il transfert non va colto in relazione all’affettività che si ripete, si riattiva ma in ciò che attiene al discorso dell’analizzante.

Nella “Proposta del 9 ottobre 1967” sullo psicoanalista della Scuola Lacan scrive “il soggetto supposto sapere è per noi il perno a partire da cui si articola tutto ciò che riguarda il transfert”[9]. Il soggetto dopo la sua pre-interpretazione si rivolge all’analista supponendo, credendo che possa avere un sapere su ciò che egli non riesce a leggere e che potrà dirgli qualcosa sul significato mancante del suo disagio, ma questo sapere non è posseduto dall’analista ma è piuttosto presente, come sapere non saputo, nell’inconscio del soggetto. Il soggetto supposto sapere non è dunque l’analista ma come ci dice Lacan sempre nella “Proposta” è il significante introdotto nel discorso che si instaura (tra i due partner psicoanalizzante e psicoanalista) e che funge da terzo. Lacan costituisce così il triangolo della relazione analitica dove il soggetto supposto sapere è il terzo tra analizzante e analista, è da qui che l’analizzante si ritroverà ad avere a che fare con tutti i termini in gioco, il significante del transfert, ovvero l’interrogativo che rivolge all’Altro, la sua questione, il soggetto supposto sapere che attiva ciò che ha a che fare con il soggetto dell’inconscio e infine con il godimento.

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[1] Sintesi del testo preparato per la Serata della Segreteria di Bologna in preparazione al XX Convegno SLP dal titolo: Posizione soggettiva all’entrata in analisi, 27/04/2023.

[2] J.-A. Miller, “I paradigmi del godimento“, Astrolabio, Roma, 2001, p. 145.

[3] J.-A. Miller, “C.S.T.“, La Psicoanalisi, n. 1, Astrolabio, 1987, p. 147.

[4] Ibidem.

[5] J.-A. Miller, “I paradigmi del godimento“, op. cit., p. 145.

[6] Ivi, p. 143.

[7] Ivi, p. 140.

[8] Ibidem.

[9] J. Lacan, Altri Scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 246.