Omar Battisti, Membro SLPcf e AMP
“Si può allora dire che è il lettino l’oggetto della psicoanalisi?
L’oggetto nella psicoanalisi è piuttosto lo psicoanalista stesso. È lui che trova posto nella vostra serie, a fianco della Bic e della pillola. Quel che Freud ha inventato è questo oggetto nuovo, o meglio qualcuno che è capace di farsi tale oggetto. Un oggetto molto particolare, che permette a qualcun altro di mettersi alla prova, questi sì in quanto soggetto, in quanto parlante che non sa né quel che vuole né quel che dice e neanche a chi lo dice. Il lettino rappresenta la soglia di questo limbo. Ma il vero oggetto, quello è lo psicoanalista. Sta qui la novità. Mentre si è sempre creduto che si trattasse di una clinica al capezzale di un letto.”[1]
“La clinica è sempre legata al letto – si va a vedere qualcuno che è coricato. E non si è trovato niente di meglio che far sdraiare coloro che s’offrono alla psicoanalisi […]”[2].
Miller risponde al giornalista che l’oggetto della psicoanalisi non è il divano ma lo psicoanalista, a condizione che sia capace di farsi un tale oggetto, che permetta a chi vi si rivolge di sperimentare il non sapere cosa dice, cosa vuole e a chi si rivolge. Detto altrimenti, di sperimentare che ça parle. Il divano scandirebbe dunque questo passaggio in cui emerge un non sapere che istituisce l’inconscio come soggetto, che è supposto a questo non sapere. Istituzione che è l’analista con un suo atto ad autorizzare. Lacan considera come non si sia trovato niente di meglio che far sdraiare chi si offre così alla psicoanalisi. Metto l’accento sul far sdraiare. Il divano sarebbe il luogo istituito da questo far sdraiare che è a carico dell’analista. Mi chiedo se e come sia possibile porre qualcosa d’altro che il far sdraiare. Qualcosa frutto di una contingenza con cui scandire l’entrata in un discorso dove il godimento può essere messo tra parentesi ed elaborato grazie ad un “dir-vento analitico”[3]. Un dire in cui le associazioni prim’anche di essere libere portano alla ribalta il fatto che “il detto non si socia a casaccio”[4].
[1] https://www.slp-cf.it/pubblicazioni/rete-lacan/rete-lacan-n5-30-marzo-2020/#art_1
[2] J. Lacan, Apertura della sezione clinica, in La psicoanalisi, n° 55, Astrolabio, Roma 2014, p. 12
[3] Ibidem, p. 11
[4] Ivi.



