Chiara Nicastri membro SLPcf e AMP

“[…] l’analista occupa il posto del grande Altro al quale il soggetto si affida nella sua sofferenza, ma che si rifiuta di essere il padrone”[1], parto da questa affermazione di Jacques-Alain Miller che reputo indichi uno dei possibili punti d’accesso al tema del convegno di quest’anno “L’entrata in analisi e i suoi preliminari”, nella misura in cui elucida una delle condizioni fondamentali a che il lavoro di parola possa prendere la direzione analitica. Come lo stesso Miller sottolinea, questa affermazione può essere collocata sul grafo del desiderio più precisamente sul piano inferiore e al contempo traccia la traiettoria, indica lo snodo, per l’apertura al piano immediatamente superiore nel quale, chiarisce Lacan, “è il soggetto che assume l’atto di parlare […]”.[2]

Se infatti l’analista si trova nel posto dell’Altro a cui il soggetto si rivolge mettendolo in modo spontaneo nella posizione di “padrone”[3] – colui il quale può dare la soluzione al problema, richiudere lo strappo della sofferenza – la sua risposta a tale movimento sarà determinante. Egli potrà rispondere foraggiando il meccanismo dell’identificazione – meccanismo che, in un certo qual modo, possiamo dire che ammicca al posto in cui egli si trova spinto – e agganciare di conseguenza il lavoro al primo piano del grafo in un circuito chiuso, eclissando così la possibilità della strada analitica; afferma Lacan: “si tratta di questo: l’identificazione del soggetto con l’Altro della domanda in quanto questi è onnipotente”[4]. Oppure potrà fare diversamente, ed è la posizione auspicabile se si parla di analisi, potrà dire di no al potere dell’identificazione e al suo circuito e aprire così la porta al secondo livello del grafo, quindi alla possibilità di un lavoro analitico; precisa Lacan: “ciò che si trova fondamentalmente al secondo piano è un appello dell’essere, emesso con più o meno forza”[5].

È un punto che possiamo definire cruciale e che richiede, fin dalle prime mosse, una certa attenzione per scansare gli scintillii tranquillizzanti della via dell’immaginario che porterebbero fuori strada in quanto, come sottolinea Miller, “per quello che ne è della specificità dell’azione analitica tutto si fonda soltanto sul rifiuto dell’analista di usare il potere”[6]. Si tratta di un’operazione specifica e preliminare: specifica della psicoanalisi e preliminare alla stessa, nella misura in cui prepara il campo istituendo le condizioni affinché essa possa avviarsi. Si tratta di un’operazione che rinvia senza mediazioni alla questione dell’etica in virtù della quale si rifiuta il potere dell’identificazione[7], “un’etica s’annuncia – ci dice Lacan – convertita al silenzio, per la via non del terrore ma del desiderio”[8].

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[1] J.-A. Miller, “Psicoterapia e psicoanalisi”, in: Atti del convegno «Psicoterapia e psicoanalisi», Torino 1991, p. 29.

[2] J. Lacan, Il seminario. Libro VI. Il desiderio e la sua interpretazione, testo stabilito da J.-A. Miller, ed. it. a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino, 2013, p. 35.

[3] J.-A. Miller, “Psicoterapia e psicoanalisi”, op. cit., p. 29.

[4] J. Lacan, Il seminario. Libro VI, op. cit., p. 35.

[5] Ivi, p. 37.

[6] J.-A. Miller, “Psicoterapia e psicoanalisi”, op. cit., p. 29.

[7]  Cfr. Ivi, p. 30.

[8] J. Lacan, “Nota sulla relazione di Daniel Laganche: Psicoanalisi e struttura della personalità”, in: Scritti vol. II, a cura di G. Contri, Einaudi, Torino, 2002, p. 680.