Alfonso Leo, Membro SLPcf e AMP
Capita che, durante le prime sedute, il paziente dica: “perché sta in silenzio?” Uno studio ha valutato il tempo che intercorre tra l’inizio della presentazione della storia clinica, da parte del paziente e la prima interruzione, da parte del medico. In 10 anni il tempo medio di parola del paziente durante il periodo iniziale di presentazione è passato da 73–150 secondi a 12–23 secondi![1] Ritrovarsi con un professionista che ti ascolta e non ti interrompe crea angoscia. La reazione è “ma mi ascolta?” Lacan nel Seminario XIV[2] afferma che silere è differente da tacere. Silere non è dire nulla ma stare in silenzio. Tacere è stare zitto quando dovresti parlare. Lo psicoanalista non sta in silenzio perché non sa che dire, ma lascia spazio all’Altro per parlare. Lacan afferma che: “La scienza ha la meglio sul reale riducendolo a segnale”.[3] Nella medicina tutto si riduce al sintomo e per fare questo non ha bisogno della parola. Incarna quello che in tutto e per tutto è quello che Lacan definisce il Soggetto Supposto Sapere. Ma ancora Lacan: “Ma essa (la scienza) riduce il reale al mutismo. Ora, il reale con cui si confronta è un uomo che bisogna lasciar parlare. È in proporzione al senso che il soggetto apporta effettivamente nel pronunciare l’io che si decide se egli è o no colui che parla: ma la fatalità della parola, ossia la condizione della sua pienezza, vuole che il soggetto sulla cui decisione si misura propriamente in ogni istante l’essere in questione nella sua umanità sia tanto colui che parla come colui che ascolta. Poiché nel momento della parola piena vi hanno parte entrambi.”[4] Ma se, come dice il filosofo Byung Chul Han Il sacro è un fenomeno del silenzio[5], nell’epoca dell’iperconnessione, il silenzio genera orrore. Si comunica, ma solo in apparenza, nessuno ascolta. Il silenzio è l’apertura di un vuoto che permette alla parola di apparire. Citando ancora Han: “il silenzio imposto non è silenzio. Il vero silenzio è libero da imposizioni. Non opprime, bensì eleva. Non deruba: regala.” L’analista non ha pregiudizi, fa silenzio, sta in ascolto. Esistono delle regole, ma non esistono schemi. Lacan ha dato una matematizzazione alla psicoanalisi, ha usato matemi ma non ha fornito schematizzazioni che appartengono a tutt’altra logica. Il medico dà prescrizioni, certi tipi di psicoterapia agiscono secondo schemi preformati. Bisogna inquadrare il paziente, dargli un’etichetta e applicare linee guida. Questa logica può valere nella maggior parte dei soggetti, ma non nel singolo. Noi ci occupiamo di persone, non di lavori scientifici. Come dice ancora Lacan, l’obiettivo di un’analista è di diventare sicut palea. L’obiettivo di un analista è che si possa fare a meno di lui. Questo dovrebbe essere l’obiettivo anche del buon medico. Bisognerebbe dirlo ai pazienti: l’obiettivo comune è di non vederci più. Se io svolgo bene la funzione di medico o di analista chi viene da me potrà fare a meno di me, a patto di servirsi di ciò che è stato detto nel percorso fatto insieme. Per fare questo abbiamo bisogno del silenzio. Abbiamo bisogno di chiudere gli occhi ed ascoltare il proprio inconscio. Una delle regole che meravigliano il soggetto in analisi è che, dopo il periodo delle sedute preliminari condotte vis a vis, il passaggio al lettino. “Ma allora non la posso più guardare”. Come farò a controllare se l’analista è davvero in ascolto? Il problema è che non deve essere l’analista ad ascoltare ma il soggetto ad ascoltare sé stesso. E questo è possibile solo attraverso il silenzio, il vuoto. Mi vengono in mente alcune opere dell’artista italiano Lucio Fontana. Le attese. All’inizio si rimane meravigliati davanti ad un’opera in cui l’artista ha operato dei tagli su una tela “questa è l’opera d’arte?” Si, l’opera d’arte è creare quel vuoto, quel silenzio, che apre ad un mondo che non si conosce, che bisogna intravedere attraverso quei tagli. Un’opera d’arte ha bisogno di tempo e di silenzio per poter essere “ascoltata”. Una vita ha bisogno di tempo e di silenzio per essere ascoltata. Trovare qualcuno che ti ascolta, in silenzio, ha un effetto sconvolgente.
[1] https://www.univadis.it/viewarticle/se-medico-e-paziente-si-interrompono-l-un-l-altro-gli-2022a
[2] J. Lacan, Le Séminaire, Llivre XIV, La logique du fantasme, Seuil, Paris, 2023, p. 256.
[3] J. Lacan, Altri scritti, A cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino, 2013, p. 136.
[4] Ibidem.
[5] Byung Chul Han, Le non cose, cap. il silenzio, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2022 ebook



