Alfonso Leo, Membro SLPcf e AMP

La pittura dice Leonardo opera “per via di porre” (…) la scultura, per contro, procede “per via di levare”, ossia toglie dal blocco di pietra quel tanto che copre la superficie della statua in essa contenuta. In maniera del tutto analoga, Signori, la tecnica della “suggestione” cerca di agire “per via di porre”, non curandosi della provenienza, del significato dei sintomi patologici, ma sovrapponendovi qualcosa, vale a dire la suggestione, dalla quale essa si attende che sia abbastanza forte da impedire all’idea patogena di manifestarsi. La terapia analitica, invece, non vuole sovrapporre né introdurre alcunché di nuovo, bensì toglier via, far venire fuori, e a tale scopo si preoccupa della genesi dei sintomi morbosi e del contesto psichico dell’idea patogena che mira ad eliminare.[1]

 

All’inizio di un’analisi, come nell’opera degli artisti Sun Yan e Peng Yu, sia l’analista che l’analizzante sono vestiti di tutto punto ma sul collo hanno un pezzo di roccia informe. Sembrano rappresentare quel blocco mentale, quella incomunicabilità, quella difficoltà che si presenta all’inizio del lavoro analitico. Il lavoro a levare come dice Leonardo da Vinci, citato da Freud, permetterà a quella roccia di prendere forma sia per l’analista che per l’analizzante, poiché ogni inizio di analisi è un inizio per tutti gli attori presenti sulla scena. Ogni giorno la nostra testa è da plasmare, da scolpire se conserviamo il desiderio e la libertà di volerlo fare.

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[1] S. Freud, Opere, vol.4, Bollati Boringhieri, Torino, 1989, p. 432.