Adelia Natali membro SLPcf e AMP

René Magritte – La saignée (1938-39) – Gouache su carta – Museum Bojimans Van Beuningen – Rotterdam
Lacan afferma che “all’inizio è il transfert” e ne ha sviluppato anche una formula, quella del transfert, appunto.
Mi sono chiesta più di una volta in tutti questi anni di analisi: “per me all’inizio dov’era il transfert?”.
Nel primo colloquio della mia analisi personale dico all’Analista: “sto facendo l’Istituto Freudiano e devo iniziare l’analisi, ma non sto male, non soffro, a casa va tutto bene…”.
L’analista: “ma deve fare un’analisi, dunque perché non approfittarne?”.
Ebbene, adesso, ma solo adesso, credo che quell’invito ad “approfittarne”, o meglio, quel significante “approfittarne”, abbia fatto nascere la domanda d’analisi stessa e quindi il transfert.
Come accade nella comunicazione, dove l’ultimo termine che chiude la frase ne suggella il significato, lo fa nascere, allo stesso modo, il tempo logico dell’inconscio si regge sul meccanismo dell’anticipazione-retroazione. E siccome il discorso della psicoanalisi è isomorfo a quello dell’inconscio strutturato come un linguaggio e quindi sottoposto alla legge del significante, con la retroazione che permette la significazione, anche l’inconscio si svela solo a posteriori.
In altre parole, la mia domanda di inizio analisi, seguendo la logica del futuro anteriore, era stata subito svelata da quella primissima interpretazione dell’analista, forse a insaputa anche dell’analista stesso.
Inoltre, come afferma Miller: “In termini di domanda, il soggetto supposto sapere comporta che la domanda iniziale dell’analisi sia la domanda di significazione: cosa vuol dire?”.[1]
Cosa voleva dire per me, quel percorso di studi iniziato molto tardi, per diventare psicoterapeuta, poi forse analista?
Ecco, adesso credo che andavo a chiederlo, senza saperlo, a un altro significante, l’Analista, perché si articolasse con il mio.
Cito sempre Miller: “Ci si può domandare, ma perché è un significante? È un significante proprio perché vi domandante: “cosa vuol dire?”. Quando vi domandate: “ma cosa vuol dire?” prende valore e statuto di significante, ed è il significante del transfert nella misura in cui andate a cercare la risposta da un analista.” [2]
Riprendo la spiegazione di A. Di Ciaccia del significante del transfert: “Sulla prima riga il significante del transfert, in altre parole il significante della questione che è il soggetto stesso e che si indirizza all’Altro. […] É in questo posto, al posto del significante qualunque, che si trova un analista, con un nome proprio. Ma non è da lì che opera. […] Dunque sotto la barra abbiamo la s che rappresenta il soggetto, nella parentesi i significanti rimossi del soggetto e che costituiscono il sapere inconscio. A cui però Lacan aggiunge inaspettatamente il referente, normalmente escluso dall’algoritmo saussuriano. Di che si tratta? Si tratta del godimento, il referente della significazione che è il sapere dell’inconscio”.[3]
Tornando a me, il significante “approfittarne” ha avuto il destino e la funzione di agganciarsi ad altri significanti del mio sapere inconscio e della realtà sessuale che lo riguardava.
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[1] J.-A. Miller, I paradigmi del godimento, (a cura di A. Di Ciaccia) Casa Editrice Astrolabio, Roma, 2001, p.143
[2] Ivi, p.145
[3] A. Di Ciaccia, “L’inizio della cura in Freud e Lacan”, in Come iniziano le analisi [1995], La moderna Stampa, Trecase, Na, p. 303.



