Omar Battisti membro SLPcf e AMP
“Un uomo andò a bussare alla porta di un re”, così inizia questo libricino immenso di José Saramago: Il racconto dell’isola sconosciuta. Inizio che per me evoca il momento in cui qualcuna va a bussare alla porta di uno qualunque (che è meglio non si creda un re) per chiedere aiuto.
Bassols ci ricorda che “la domanda d’analisi, come dice Lacan, è una domanda intransitiva, è una domanda di niente. Il soggetto, mi domanda: questa è una domanda intransitiva e non la domanda che abbiamo inizialmente. La domanda che abbiamo inizialmente è una domanda sempre transitiva, una domanda di qualcosa, di un oggetto”.
La frase subito seguente a quella che inizia il racconto è: “Datemi una barca”.
Ero partito con una lettura diversa di questo racconto in relazione all’entrata in analisi. Mi sembrava che tutto il racconto fosse evocativo di questo passaggio e che ciò si poteva cogliere nel comparare i vari elementi in causa all’entrata in analisi con i personaggi del racconto.
Tuttavia questa lettura non tornava, era troppo riduttiva del racconto e dell’entrata in analisi stessa.
A partire dalla questione del passaggio tra domanda transitiva e domanda intransitiva qualcosa ha preso un’altra rotta.
Proprio a partire dalla domanda fatta dall’uomo al re: “Datemi una barca”. Subito dopo questa prima frase Saramago entra in tutta una serie di particolari che indicano il funzionamento di quel chiedere al re. Facendo attenzione si può cogliere che questa prima frase dell’inizio di fatto avviene in un tempo successivo e ci vuole tutto un attardarsi su quei particolari per cogliere come sia potuto arrivare a parlare con il re. Infatti, in un passaggio Saramago precisa: “nel caso dell’uomo che voleva una barca, le cose non andarono proprio così. Quando la donna delle pulizie gli domandò dallo spiraglio della porta, che cosa volete, l’uomo, invece di chiedere, come facevano tutti, un titolo, una decorazione o semplicemente denaro, rispose, Voglio parlare con il re”. (p.4)
Se si tratta dal passaggio da una domanda di un oggetto alla domanda di niente, mi pare che questo niente sia comunque incarnato nella domanda di una presenza dove la parola si faccia corpo.
Voglio parlare…
L’entrata in analisi non ha a che fare con il momento in cui si fa presente che quel “voglio parlare” non è attribuibile ad un Io ma diventa l’effetto della divisione tra quello che qualcuno dice e il fatto che ci sia dell’Altro insaputo che parla al suo posto?



